Nella speranza che tu possa diventare una persona che si ama, che si stima e che è felice di vivere

Carissima Elisa,

oggi c’è stata l’ennesima lite tra noi, scaturita come una miccia che d’improvviso scoppia e lascia feriti a terra e una gran puzza di bruciato. Sei uscita e hai iniziato a mandarmi messaggi atroci che qui ti riporto proprio per imprimerli bene nella memoria, soprattutto la tua (io non ho bisogno di strategie per ricordarmeli, purtroppo non li dimenticherò più):
“… odio stare in quella casa”
“Mi sono rotta i coglioni di essere sempre aggredita! capito? Se voglio piangere per la scuola non dovete rompere, mi fa schifo quella scuola del cazzo, lo volete capire?”
“Una cosa volevo stampare e ora non posso! Prenderò 4 e andrà tutto a fanculo! Grazie”
“Mi fate schifo voi e la scuola a pari merito”
“Vaffanculo! Aiutare per cose scolastiche non è mai stato un vostro problema, lo so”
“Io non ho più nessun patto con voi. Chiuso:”
Ecco. Questi i tuoi messaggi.
Sai, in un primo momento ho provato una grandissima fitta dentro, e già, non è piacevole sentirsi mandare a fanculo da un figlio, ma poi, come dire… ho iniziato a ragionare in modo più freddo, quasi distaccando il grado di parentela tra me madre e tu figlia, proprio per cercare di capire come muovermi con te, come farti capire quanto stai sbagliando senza farmi prendere dalla paura che tu te ne vada di casa, perché finisce sempre che io mi terrorizzo da questa cosa che tu potresti andartene e chissà come e dove finiresti!
E allora ho cercato di ragionare in modo più distaccato.
L’analisi che ne è venuta fuori è stata quasi sorprendente e te la voglio enunciare in modo chiaro (e scrivo al computer così leggerai bene).
Ti sei arrabbiata, come mille altre volte, per qualcosa di cui tu sei responsabile. Come mille altre volte all’ultimo momento mi chiedi un aiuto per qualcosa che ha a che fare con la scuola e io subito sono pronta a obbedire, cercando di farmi in quattro per accontentarti, e il più delle volte quello che faccio non ti va bene, sbraiti, e mi sento dire persino di stare zitta perché tanto non capisco.
E anche oggi te la sei presa con noi per un tuo problema di storia dell’arte, un’interrogazione di domani che forse andrà male perché hai aspettato l’ultimo giorno ad interessartene. I libri te li ho presi ormai da tempo, forse potevi accorgertene prima che avevi bisogno di un altro testo, e non vomitarmi addosso tutta la tua rabbia perché non riesci a studiare per domani il neoclassicismo.
Non cercare scuse con te stessa, non nasconderti dietro a presunte colpe degli insegnanti della tua scuola che sono tutti, tutti nessun escluso a parer tuo, degli imbecilli ignoranti e incompetenti. Sicuramente tu sei in grado di giudicare tutti, sempre pronta a sparare su tutti veleno, già, perché è sempre colpa degli altri, sono sempre gli altri che sono stronzi, che sbagliano, che fanno schifo e che cosa vivono a fare non lo abbiamo ancora compreso! Queste sono tutte mere giustificazioni, futili inganni che ti fai da sola perché non hai il coraggio di guardarti in faccia e capire davvero che è solo colpa tua se ti trovi in difetto con lo studio.
Ti racconti troppe balle Elisa, le racconti a te stessa, piangi come una bambina che frigna per ottenere quello che vuole, non hai il coraggio di affrontare i problemi, non hai le palle per prendere di petto una situazione, affrontare il problema in modo ragionevole e cercare una soluzione, con maturità e serietà. Sei bravissima ad arrabbiarti, a piangere, a disperarti, a trovar mille giustificazioni del tuo malessere, spari a zero su chiunque ti stia intorno, ti lasci andare ad un vocabolario che farebbe invidia ad un portuale stagionato e poi… E poi basta. Non risolvi il problema.
Non hai il coraggio di guardarti dentro per chiederti se davvero è solo tutta colpa degli altri. Ti accontenti di giustificarti con le tue sfuriate perché è l’unica cosa che vuoi e sai fare. È troppa fatica e fa troppo male capire di essere senza palle e senza coraggio per affrontare serenamente e con costruttività qualsiasi questione.
Ma queste cose, sono sicura, dentro di te le hai già capite. E infatti sei scontenta di te stessa, non hai fiducia, non ti stimi, non ti valorizzi, non sei mai felice e non pensi mai al tuo futuro con contentezza, non hai sogni, non ti poni obiettivi, in poche parole ti accontenti di vivere una vita piatta in cui il possibile viaggetto a Londra è il massimo che può capitare.
Ma certo, sulla mancanza di sogni e sulle prospettive del tuo futuro, la colpa è ancora della scuola, no?
E poi abbiamo colpe anche noi genitori, ovviamente, perché non ti abbiamo mai infuso quel calore familiare che tanto serve ad una serena evoluzione della personalità.
Non ti piaci Elisa, perché sai di accontentarti di qualche briciola, non aspiri a prenderti dalla vita il più possibile, no… ti accontenti, sai di accontentarti e ti fai schifo. Quello che tanto urli a me (tra l’altro lo scrivi solo a me che ti faccio schifo perché a tuo padre non hai il coraggio) in realtà tu lo provi per te stessa, ti fai schifo per come sei, per come ti sei già arresa all’inizio della battaglia della tua vita.
Non fai niente per “creare” interessi nella tua vita, nonostante ti siano stati trasmessi stimoli dalla tua famiglia, non vuoi faticare per cercare dentro di te qualcosa che sicuramente c’è, non ti va di affrontarti, non vuoi metterti in gioco perché hai paura di fallire, e così facendo non capisci che vai sempre più verso il vuoto, il nulla, la noia, la mediocrità.
Ti sei persino adagiata con un ragazzo simile a te.
Ivan è un bravo ragazzo ma non ha stimoli, si accontenta anche lui, si lascia trattare come un burattino, e francamente penso che le persone si attraggono proprio quando sono simili.
Tu non hai un carattere forte (saprai anche urlare di tutto a tutti ma ciò non significa avere un carattere forte! Vuol dire solo essere ignoranti e ineducati il più delle volte!) e non avendo qualità decisionali, dipendi sempre da qualcuno, qualcuno che però puoi manipolare, qualcuno che sia quindi debole e di conseguenza anch’esso senza carattere. Non sai cosa voglia dire essere altruista. In varie occasioni ho notato atteggiamenti opportunisti che ho cercato di combattere ma credo senza successo. Spesso hai dimostrato egoismo. Essere egoisti è il risultato di chi non sa sudare per ottenere qualcosa. Lottare, sudare, battersi per raggiungere con le proprie forze un obiettivo, è qualcosa di meraviglioso, che ci fa sentire grandi e forti, che ci permette di crescere e costruire un progetto che vedremo realizzato e fatto nostro. L’egoismo è proprio delle persone “piccole”, che vogliono tutto per sé senza faticare, fregandosene degli altri, calpestando chiunque possa intralciare il proprio scopo. L’egoista non ragiona mai a favore di un bisogno altrui perché prima e davanti a tutto c’è il raggiungimento del proprio benessere (effimero), all’apparenza appagante. Ma è appunto solo un appagamento apparente, perché senza tenacia e volontà, senza lotta e sudore, senza conquista e caparbietà, ci si sente vuoti e insulsi, e pronti a ritornare a credere che essere opportunisti ed egoisti possa farci stare meglio. Nessuna fatica dunque, perché sbattersi tanto, no?
Crescere può anche far male. Si deve crescere però se si vuole essere in grado di vivere la propria vita pienamente, poter decidere e fare delle scelte consapevoli, sapendo quello che si sta facendo e prendendosi la responsabilità delle proprie azioni, giuste o sbagliate che siano. Tutti abbiamo sbagliato e di errori se ne fanno sempre, ma è proprio la consapevolezza dell’errore che ti fa crescere, e ti fa ragionare sul senso di responsabilità verso noi stessi prima di tutto e poi verso le persone che ci stanno accanto quotidianamente e che ci vogliono bene.
Si, perché le persone che hai intorno, ti vogliono bene.
E questa certezza, sulla quale tu sputi, è la ragione principale che mi ha fatto scrivere tutto ciò. In modo lucido e drastico e assolutamente sincero. Il mio amore per te non può essere quantificato, così come quello per tua sorella. È un amore così forte e assoluto che mi ha dato la forza di scriverti tutte queste parole che potranno sembrarti brutali e offensive, ma non lo sono invece.
Ciò che sono riuscita a dirti, finalmente, senza essere interrotta con le tue urla se ti avessi parlato a voce, è frutto della decisione di dire “basta”.
Basta al tuo modo di rapportarti a noi, la tua famiglia. Se nonostante queste parole, tu non riuscirai a capire, allora decidi pure di andartene. Se non stai bene con noi e non puoi porvi rimedio, se davvero pensi di continuare a mandarmi a fanculo e credi di essere una povera vittima incompresa, allora vai pure.
Vai dove vuoi e con chi vuoi, ma fallo.
Prenditi le tue cose, fatti le valigie e vai.
Vorrà dire che ti saprai gestire, trovandoti un lavoro per pagarti le spese della vita, sapendo di dover vivere sulle tue sole forze e basta. Oltretutto tu scappi sempre, vero? Quando si tratta di affrontare una discussione la cosa che ti viene meglio è scappare. E quindi fallo, su, che ci vuole? Ma fuori vuol dire fuori.
Se ti senti pronta per questa scelta, fai pure.
Sicuramente ti aiuterebbe a capire che crescere è faticoso.
Se invece vuoi restare, (cosa che sembrerebbe più comoda ma che in realtà è la scelta più dura) dovrai dimostrare a te stessa che puoi farcela, che puoi
“resistere” e affrontare una buona volta le discussioni e i problemi della tua vita, affrontarli a viso aperto, parlandone come una persona matura e non come una deficiente isterica. Restare per dimostrare di voler fare questo passo verso il dialogo, verso la consapevolezza che puoi e vuoi crescere fra persone che ti amano e ti rispettano.
Inutile dire che queste persone pretendono di essere ricambiate con altrettanto amore e rispetto. Chiaro?
Ora, prima di pensare a come fare per andartene, rileggiti un paio di volte questa lettera.
Non pensare di rispondermi per il solo gusto di sputarmi in faccia le tue spiegazioni che sarebbero (scusa la mia perspicacia) l’ennesima prova della tua smisurata capacità nel formulare giustificazioni per te stessa, e sentenze accusatorie per il resto del mondo.
Rileggi e dimostra di voler crescere, dimostra di volerti bene, dimostra di aver capito, dimostra di rispettarti. Tuo padre ed io ti abbiamo dato la vita e ti abbiamo cresciuto. Ti siamo vicini, con tutti i nostri difetti e tutte le preoccupazioni che la vita quotidiana non ci fa mai mancare, il nervosismo che spesso può accompagnare le nostre giornate, il lavoro e l’arrivare a fine mese con tutte le fatiche economiche che aumentano sempre di più. Ma siamo qui, sempre, insieme, e ti siamo vicini.
Ci siamo e sempre ci saremo, per te come per Elena, ma solo se tu lo vorrai. Ora, la vita te la devi vivere tu, decidendo con la tua testa, facendo delle scelte ponderate.
Voglio nuovamente ricordarti che il mio amore per te è immenso e tutto ciò che hai letto l’ho scritto nella speranza che tu possa diventare una persona che si ama, che si stima e che è felice di vivere.

Tua madre