Sono approdata al gruppo (e il termine è approdata, che esprime già molto dell’esperienza che sto vivendo) dopo una quindicina di anni di lotta con mio figlio, di trincea, di fatica, di sofferenza.
Dopo la prima media, Rocco è entrato in crisi, il tutto sicuramente aggravato da un estenuante procedimento di separazione e divorzio che è durato ben sette anni e che ha compreso anche un bruttissimo momento, con l’intervento della polizia per un atto di violenza del padre contro di me, davanti ai miei figli.
Da un momento di crisi si è scatenato chiaramente subito un meccanismo legato alla scuola, dove il rendimento è cambiato e si sono visti i primi segni di disagio, episodi di bullismo, poco chiari, faticosi, forse a giustificare anche i comportamenti di isolamento che iniziavano a essere messi in atto.
Stop chiaramente allo sport, comunque discontinuità nelle attività esterne di socializzazione e poi sicuramente il rifugio nel gioco, nei giochi sul computer, diciamo che non avevano mai fine. I periodi di rifiuto a socializzare e poi a frequentare la scuola si sono alternati negli anni a spiragli di normalità.
Ricordo però chiaramente molto bene tutte le volte che ho cercato di contrastare questo suo stop al contatto con l’esterno, arrivando addirittura a caricare di peso mio figlio in macchina e, arrivata davanti alla scuola, a chiedere aiuto al bidello perché lo facesse scendere e lo facesse partecipare. Questo è stato possibile chiaramente fino a quando lui era più piccolo. Poi crescendo è diventato sempre più difficile, ma è capitato anche al liceo. Per cercare di spronarlo ad andare a scuola, tante volte me lo sono portato addirittura in ufficio e poi lui rimaneva in macchina, magari dormiva. Insomma, abbastanza brutto, anzi tremendo.
È chiaro che ho cercato aiuto per me, per lui, per tutta la famiglia. Medici, psichiatri, coaching, psicologi che però sembravano semplicemente appiccicargli una diagnosi, una diagnosi di disagio, di depressione etc. per giustificare appunto questi comportamenti.
E poi, nel tempo, abbiamo imparato anche a conoscerli, questi momenti in cui Rocco diceva che scivolava in fondo al sentiero della montagna e stava lì.
Passava giorni chiuso in casa, giocando diciamo tutta la notte, senza lavarsi, mangiando poco, con quell’odore appiccicoso di fumo, fumo appiccicaticcio di canne, che usciva dalla stanza, mentre il resto della famiglia cercava di andare avanti nel suo tran tran.
Poi finalmente, questo isolamento tremendo dalla vita si è alternato con periodi diversi. Dopo la bocciatura è andato in collegio e siamo riusciti anche a mandarlo a studiare all’estero. Però il gioco era sempre lì, e le notti davanti al computer, il ticchettio notturno che non smetteva mai.
Finalmente io ho incontrato il gruppo grazie all’aiuto del dottor Schiappacasse, che ha evidenziato il fatto che sicuramente il problema poteva essere risolto, se io per prima cercavo di cambiare.
E così il gruppo; la prima telefonata, il primo appuntamento, la sedia per me. Dove sono stata ascoltata e dove ho imparato ad ascoltare.
E il freddo della solitudine che avevo addosso da tantissimi anni ha lasciato via via lo spazio al tepore che il gruppo ti comunica con la sua accoglienza. Vedi proprio nelle persone che arrivano una trasformazione, la tensione del corpo che piano piano scema e anche i primi sorrisi. È quello che è successo anche a me.
Il gruppo infatti ti aiuta a guardare le cose con occhi diversi, ti insegna a distaccarti, a riprendere i tuoi spazi, a imparare, a re-imparare a prenderti cura di te.
Non c’è giudizio; tutte le situazioni drammatiche che hai vissuto negli anni, o perlomeno che io ho vissuto negli anni, e che mi sembravano ancora più drammatiche per come le vivevo, diventano poi momenti, cioè esperienze di vita che guardi anche attraverso gli occhi di chi ci è già passato. Gli occhi di chi ti aiuta a vedere le cose in modo diverso, grazie appunto all’esperienza che ha maturato e che sta vivendo con i propri figli. Esperienza che ti mostra le situazioni in una dimensione nuova, fuori diciamo dal disagio, sicuramente lontana, e che ti porta a vivere la realtà per quella che
Simona
