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L'impotenza davanti a una porta sempre chiusa...

 

Siamo i genitori di un ragazzo oggi diciottenne, Lucio.

Quel che è accaduto ci ha colto di sorpresa: era l'ultima cosa che ci saremmo aspettati.

Lucio è stato prima un bambino e poi un ragazzino tranquillo, da sempre timido ma socievole, quando incontrava amici o parenti era di poche parole ma sorrideva spesso, è stato sempre un po’ preso in giro per la sua bassa statura. Quando ha iniziato il Liceo ha cominciato a uscire di più, a frequentare amici nuovi e noi ci siamo sempre fidati di lui proprio perché è stato un tipo tranquillo.

Verso la fine del secondo anno ci siamo accorti che faceva uso di marijuana in maniera pesante e che aveva iniziato già da un anno. È diventato molto ostile con noi genitori che gli facevamo notare quanto fosse pericolosa questa abitudine.

ragazzo chiuso in camerettaPoi c'è stato il lockdown: i due mesi sono trascorsi in un'atmosfera relativamente serena in famiglia e la convivenza non si è rivelata troppo faticosa. Però, quando si è potuti uscire, Lucio si è gradatamente chiuso in se stesso, ha cominciato a non parlare più né con noi genitori né con le sorelle, alle quali è molto legato, e dopo un paio di mesi si è chiuso in camera.

Noi non sappiamo cosa succedesse dietro quella porta, ma immaginiamo che nella sua solitudine facesse musica al computer (basi musicali) o trascorresse tante ore al cellulare.

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Non potevo parlare con i familiari della grossa pietra che avevo sullo stomaco...

 

Avevo un grosso problema con mio figlio Marco, sentivo come una pietra nello stomaco e non potevo liberarmene. Non potevo parlarne con mia madre nè con le mie sorelle. Loro non hanno mai avuto problemi di questo genere con i figli nè tantomeno problemi di separazione coniugale: avrei dato un grande dispiacere solo per il bisogno di scaricare questo grosso peso. In quel periodo mio figlio ventenne, bocciato due volte alle superiori, si era trasferito per lavoro (lavoro che gli avevo cercato per responsabilizzarlo) nella città dei miei parenti. Ha abitato per poco con loro poi ha convissuto con una ragazza un pò spiantata che però aveva il pregio di mantenersi un lavoro perchè aveva bisogno di soldi, per lei e per sua madre, ancora più spiantata della figlia. Marco invece spesso non si presentava al lavoro: pensavo fosse la fragilità della sua adolescenza, in realtà dopo alcuni anni ho capito che faceva uso di sostanze, non so quali. Aveva abolito i contatti con i miei, che abitavano nelle sue vicinanze, e con me molto distante evitando per mesi di rispondermi al telefono.

mammaconfronta ragazzo

Non avevo sensi di colpa perchè ero consapevole di aver fatto sempre il mio dovere cercando di tirarlo su al meglio. Ogni tanto mi recavo dai miei cercando un contatto di persona con lui, spesso con esito negativo. Non sapevo che comportamenti adottare nè cosa dire alle rarissime occasioni in cui ripondeva al telefono. E' vero, non sapevo cosa dire per non sbagliare...proprio io che non ho mai avuto problemi relazionali e sono sempre stata dotata di buona autostima e sicurezza!

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Aiuto nella malattia mentale

...ancora oggi, che da un anno siamo lontani, conserviamo nel cuore l'amicizia verso i Componenti che ci hanno accolto e che abbiamo conosciuto nel cammino
Le strade si sono separate a causa del fatto che nel corso del tempo (dopo circa 4 anni da quando Monica ed io siamo entrati) e dopo tanta proficua attività svolta insieme, abbiamo capito che nel nostro caso la grave difficoltà con nostra figlia era causata da una malattia... malattia che nella nostra Regione, per ben 9 anni, gli esperti (e chi ci conosce sa quanti sono stati quelli interpellati, privati e pubblici) non hanno diagnosticato.malattia mentale  ragazza
Un primo tentativo a luglio scorso ci ha quindi portato ad un lungo passaggio fuori Regione, che ha consentito di concedere nuove possibilità a Chiara... ma la malattia è subdola e temiamo che non preveda remissione, motivo per cui gli alti e bassi (molto bassi tanto che il detto quando si tocca il fondo poi si risale, che vale in tanti casi, con questa malattia sembra che il fondo non arrivi mai) rappresentano una costante.

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Voglio essere ottimista, non ci saranno ricadute!

 

Adesso è tutto finito ma, non è stato semplice.ragazza fugge TSO

Era il 2013 quando ha iniziato la scuola superiore ed è iniziata la trasformazione.

Da madre divorziata mi sono trovata da sola a dover affrontare una ragazzina molto alterata da sostanze (hashish, marijuana e alcool).

Lei mi insultava, mi alzava le mani, non andava a scuola e combinava parecchi danni.

Io ero spaventata, ansiosa. Mi sentivo impotente. Qualsiasi iniziativa prendevo era sempre un fallimento!

 

 

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accoglienza del gruppo

Non ho avuto ricette magiche, ma consigli molto preziosi

Mi chiamo Gianna e da parecchi anni frequento GI; mi è stato suggerito da un’amica che come me si è trovata ad affrontare una situazione che mai avrei pensato di dover vivere.
Ho tre figli e con i primi due non ho avuto difficoltà in età adolescenziale; con Alessio, il terzo ho conosciuto il mondo della droga, mondo che fino allora ho considerato lontano da ogni mia esperienza.
Il cambiamento di Alessio è iniziato a sedici anni: la scuola andava male e non mostrava più interesse per le sue passioni. Le frequentazioni non erano più le stesse, le assenze a scuola sempre più frequenti, ma la cosa che ci ha preoccupato di più è stato il suo comportamento, che diventava sempre più aggressivo con noi che cercavamo in ogni modo di riportarlo sulla strada giusta.
Nel giro di pochi mesi ci siamo ritrovati un altro Alessio: violento dentro e fuori casa, ladro e spacciatore.

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Siamo 13 mamme coraggio ...

Come tutti gli altri, ognuna di noi (e parlo al femminile perché siamo solo Mamme) si è avvicinata al Gruppo in un momento particolarmente difficile della sua vita.

Personalmente mi sentivo veramente sul ciglio di un precipizio e mi sembrava che il cuore non potesse sopportare altro dolore.

In quella situazione si mette in dubbio tutto: i tuoi comprtamenti, la tua forza, il tuo vissuto e una domanda su tutte le altre ti perseguita: ‘Ma dove ho sbagliato??’

Nel Gruppo ho conosciuto Donne di una forza straordinaria, alcune avevano alle spalle situazioni ben più complicate della mia, ma erano lì per ascoltarmi e capirmi.

Si è creata subito un’empatia fuori dal comune, grazie alla quale tutte ci sentiamo capite, consolate, spronate quando è necessario!!

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Ora apprezzo anche i piccoli miglioramenti quotidiani

 

Per chiarire i termini della vicenda, preciso che ho un figlio adottivo che ha perso la mamma adottiva all'età di 14 anni. In questi casi, i psicologi parlano di un secondo abbandono. Ma ciò non può e non deve giustificare il ricorso alle droghe.

La mia vicenda nasce con la telefonata di una professoressa di mio figlio (al primo anno di scuola superiore) che mi convoca a scuola per informazioni importanti.

Come potete ben immaginare, arrivo all'appuntamento con molta apprensione, dato che non conosco l'argomento, di cui mi vuole parlare la professoressa.

Senza molti giri di parola la prof mi dice chiaramente che mio figlio si dedica alle canne con un paio di compagni di scuola.

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Genitori, di bambini che diventano uomini e donne.

La mia vita di genitore è iniziata con la gioia che contraddistingue tutti coloro che provano questa esperienza.

Ad un certo punto purtroppo tutto è cambiato, la preoccupazione, l’ansia, lo sconforto hanno preso il sopravvento.

Mi sono ritrovata davanti una persona ( mio figlio) che vedeva in me un nemico, che rabbiosamente mi aggrediva e mi faceva sentire sempre più piccola e impotente. 

È diventato così forte il dolore che tutti i giorni provavo nel vederlo distruggersi con una vita sempre più sbandata che tra le lacrime ho fatto una telefonata. È stato in quel momento che mi si è aperto uno spiraglio e si è accesa una speranza. Una persona, un’amica ancora sconosciuta, che mi ha detto: “stai tranquilla ci vediamo e ne parliamo”.

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La solitudine. L'aiuto nella condivisione del gruppo

Si la solitudine è difficile... La solitudine fa molto male... il dolore di scoprire che la mia stupenda figlia 19enne era tossicodipendente...

Ecco il mondo crollarti addosso... La difficoltà di parlare con tutti...

La sensazione di aver sbagliato tutto nella vita, di aver la colpa di quanto è successo a tua figlia... pian piano con il tempo inizia la solitudine... arrivo al gruppo... presentarsi è stato doloroso, però c'è stata subito qualcosa che mi ha fatto sentire nel posto giusto: Non mi sentivo sola. Non mi sentivo giudicata. Non mi sentivo diversa da tutti... Sentivo di essere con persone che potevano capirmi, senza pregiudizi, senza condizionamenti, senza dare giudizi e colpe.
..E la solitudine pian piano frequentando i gruppi ha cominciato a sparire, come i sensi di colpa.

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Il gruppo e il dolore come occasione di crescita

Mio figlio mi aveva in un certo senso messo all'angolo e costretto, controvoglia e per la prima volta in vita mia, a fare i conti con la paura di sentire il dolore.

...Nel gruppo si sperimenta il dolore e la propria capacità di confessarlo, si esercita il coraggio come virtù, il coraggio di parlare di sé, dei propri errori o presunti tali.

E così, quasi senza volerlo, di settimana in settimana, dentro di noi si fa strada una verità molto semplice che forse avevamo dimenticato: vale a dire il fatto che condividere la sofferenza crea un certo affiatamento...

Per questo motivo il gruppo funziona.

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Una esperienza di genitori adottivi

Giulio e Renzo (nomi di fantasia) erano lì, in piedi, ben vestiti, con un mazzo di fiori in mano per la mamma, pronti ad accogliere con un bel sorriso i genitori adottivi che arrivavano dall'Italia...

Ad iniziare dalla scuola media si sono presentati seri problemi....

Giulio a 12 anni ha fatto la conoscenza delle “canne”... contemporaneamente sono cominciati i mancati rientri, il saltare la scuola e così avanti... Da lì le cose sono andate sempre più deteriorandosi tant'è che abbiamo preso la decisione di rivolgerci ai servizi sociali per dire che noi non sapevamo più dove sbattere la testa e che avevamo bisogno di aiuto...

Nel frattempo ovviamente il tempo passava e la situazione continuava a peggiorare tra sbronze, carabinieri, furti e processi... Adesso sono quasi 4 mesi che Giulio è ospite presso una comunità...
Nel dipanarsi di tutta questa storia abbiamo avuto la fortuna di venire a conoscenza, tramite il Tribunale dei minori, dell'esistenza dell’Associazione Genitori Insieme. Ormai la frequentiamo da molti anni e possiamo dire che è l'unico posto dove ci siamo sentiti accolti e non giudicati e dove abbiamo potuto, con l'aiuto degli altri, sviluppare le nostre strategie e attingere le forze per poterle portare a termine...

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Una cura per i genitori

Una delle prime cose che ho imparato grazie a “Genitori Insieme" è che i sensi di colpa sono dannosi oltre che inutili... ci tirano indietro e ci offuscano la vista, il pensiero, il sentimento... ci incastrano in un passato che non possiamo cambiare...

| sensi di colpa mi portavano a cedere ai ricatti di mio figlio... abuso di alcol, poliabuso di sostanze, qualche mese in una comunità ...fuga dalla comunità, processo penale... Tutto questo mi ha obbligata a guardarmi dentro e a lavorare su me stessa... Cos'ho imparato finora? ...che un genitore non smette mai di crescere... che arriva un momento in cui i confini debbono essere dati senza se e senza ma...

Dal gruppo che frequento settimanalmente traggo fiducia e speranza, attraverso l'ascolto ed il rispecchiamento...

Ce la sto facendo, ma da sola non ce l'avrei mai fatta, e nella mia cecità avrei forse continuato a “drogare" mio figlio con un iperaccudimento tardivo, impedendogli sì di farsi troppo male cadendo, ma impedendogli anche di crescere e di imparare qualcosa da ogni sua caduta.

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Incontrarsi per trasformarsi e rinascere insieme al gruppo Genitori Insieme

lo e mio marito siamo stati in grande difficoltà, pensavamo di non sopportare il dolore di vivere la situazione con nostro figlio in carcere...

Tre mesi fa eravamo tanto deboli e “soli”, perciò abbiamo cominciato a frequentare un gruppo di Genitori Insieme; ...abbiamo provato grande sollievo, abbiamo anche migliorato io e mio marito la nostra relazione...

Con gli altri genitori si è creato da subito un clima di fiducia, ci siamo sentiti capiti e non giudicati...

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Il cambiamento come ripresa della genitorialità

Uno dei passaggi che ho visto realizzare all'interno del gruppo è il  cambiamento del genitore, che si realizza nella ripresa della propria  genitorialità...

.. Non scendere a patti con le pretese del figlio, riuscire a dire dei no, quei no che nell'infanzia fioccavano decisi e che nell'adolescenza problematica si  sono dissolti tra mille timori, in un mare di sì, ni, forse, vediamo...

... Il prevalere dell'ansia da affettività porta il genitore a trasformarsi da  educatore a complice del disagio comportamentale del figlio...

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Il gruppo e i rapporti di coppia

Eravamo una coppia che si riteneva ormai collaudata da lunghi anni di amore, convivenza, incappata nell'esperienza di un figlio difficile, che ha buttato a mare tutte le nostre certezze assodate...

... L'angoscia per i comportamenti di nostro figlio e la diversa valutazione delle azioni da intraprendere aveva creato diffidenza nei confronti dell'altro...

... Avevamo smesso di parlarci seriamente...

... Entrambi nel nostro rimuginare nelle notti insonni, facendo finta di dormire rianalizzavamo il passato per capire... e individuavamo nel comportamento dell'altro la causa dei nostri guai...


... Quando finalmente approdammo al gruppo avevamo un complesso di colpa e una disperazione opprimenti...

... Il gruppo, con le sue osservazioni, le sue richieste di approfondimento, i suoi commenti alle situazioni, ti faceva vedere come apparivi agli altri, come il tuo comportamento poteva essere interpretato da chi ti circondava...

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Partendo dagli sbagli dei genitori: mollare le redini se l’emozione è troppa

Il mio percorso nel gruppo è cominciato circa tre anni fa...

Cogliere il malessere di tuo figlio è fonte di dolore, ma disperarsi non serve; si trasmette un messaggio negativo in cui il genitore vede il figlio debole e nell'impossibilità di uscire dalla crisì...

... Mollare le redini è stato per me creare lo spazio per la messa in prova delle risorse di mio figlio, senza continui interventi di noi genitori. Mollare le redini non è stato rinunciare ad educare, le regole esistono sempre...

... Mollare le redini è stato creare e mantenere uno spazio di rispetto fra genitori e figli...

... Il gruppo mi ha aiutato a cambiare la prospettiva del problema, a osservare da fuori per vedere meglio e per tollerare meno...

... Il gruppo mi ha fatto nascere un desiderio di cambiamento e di rifiuto di tutti quei comportamenti di nostro figlio che avevamo accettato ormai stanchi e sfiduciati, quasi fossero scontati e non modificabili.

Aiutando gli altri ci si aiuta e piano piano a piccoli passi si realizzano i cambiamenti.

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Il pericolo dei giochi on-line 

In questi ultimi anni si é aggiunta alle tradizionali dipendenze da sostanze stupefacenti ed alcool, quella non meno "devastante" attinente al mondo della tecnologia ed in particolare ai giochi on-line...

Giorno dopo giorno il gioco on-line sostituisce i sani interessi del figlio fino a renderlo schiavo ed assorbirlo totalmente in un mondo virtuale con conseguente perdita dei valori della vita reale...

Per genitori, a questo punto inizia una battaglia senza quartiere per poter arginare una spirale che fa sprofondare l'intera famiglia in una situazione di estremo disagio...

La prova da affrontare per i genitori, dopo i primi tempi di assoluta impotenza ed incredulità, é decisamente ardua... Soltanto con costanza e pazienza, ma soprattutto dettando regole e condizioni decisamente “impopolari" si riesce a Vincere questa battaglia ed a riconsegnare al
mondo “reale” un figlio che si riteneva irrimediabilmente perduto...

In questa ardua scalata, l'unica corda che ci è stata lanciata è stata quella di “Genitori Insieme”.

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Riscoprire le risorse della famiglia attraverso la frequenza del gruppo di auto mutuo aiuto

Nel confrontarsi con gli altri si comprende di sapere dare e ricevere e quindi si sviluppano competenze affettive e relazionali che oltre a creare all'interno del gruppo una rete di amicizia, alimentano la volontà di sperimentare anche in famiglia con il marito e con il figlio nuovi linguaggi e nuove capacità comunicative che non possono che avere influenze positive sulle
dinamiche familiari...

Fare parte di un gruppo per me è stato un primo passo per cominciare a superare quelli che sembravano scogli insormontabili...

Il risultato di un lavoro di gruppo, nel quale tutti i partecipanti hanno pari responsabilità, si può riassumere nella sensazione di ritornare a riconoscere in sé delle capacità che si pensava di avere perso, come quella di comunicare con gli altri, dai quali ci si sentiva emarginati o ci si allontanava per non sentirsi giudicati...

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Figlio adottato molto piccolo. Crescita senza apparenti problematiche, poco incline alla scuola e alla prosecuzione di attività sportive-ricreative da lui scelte. É stato molto amato, incoraggiato verso le relazioni sociali e i doveri. Credo di essermi occupata molto di lui (dico credo perchè il mio lavoro mi ha impegnata molto anche se il primo interesse era per lui),  mi sono avvalsa di una collaboratrice domestica che potesse seguirlo mentre lavoravo. Ma la sera sempre insieme, in particolare io e lui perchè il mio ex marito rientrava spesso tardi, oltre il suo orario di lavoro;  quando si trovavano insieme il padre gli riservava attenzioni e soprattutto giocava molto con lui. All'età di 13 anni ha vissuto la separazione di noi genitori, successivamente ha frequentato poco il padre per motivi più nostri (di noi genitori) che suoi.

Mio figlio ed io abbiamo continuato a vivere insieme, non è mancato da parte mia il buon esempio nell'affrontare il quotidiano e il lavoro con responsabilità; ho anche svolto mio malgrado il ruolo di "padre"un pò autoritario quando all'età di15-16 anni evadeva la scuola o combinava ragazzate con coetanei (piccoli furti, uso di cannabis, ecc). E' qui che ho cominciato a non farcela più da sola e abbandonata la rabbia della separazione ho invocato l'aiuto di suo padre che ha iniziato  a partecipare ai problemi e a sostenermi. Nel frattempo il ragazzo è stato bocciato per due volte alle superiori quindi ha iniziato a lavorare a 18 anni fuori zona; ha convissuto con una ragazza molto inquadrata nel lavoro ma lui non ha mai portato a termine le opportunità che gli si presentavano.Riconosco che la mia frustrazione era quella di vederlo "tirare avanti"  e a differenza di tanti altri ragazzi lo vedevo poco compliante al lavoro e di poca iniziativa. I guai commessi a livello sociale li ho sempre tenuti nascosti alla mia famiglia di origine, persone semplici, oneste e soprattutto gran lavoratori: avevo paura del loro giudizio che era comunque anche il mio. Nonostante non fossero successe rotture tra noi e avessi condiviso molte sue scelte, lui ha pensato di chiudere i contatti con me  non rispondendo per mesi alle mie telefonate ed sms. Sono stata molto male in quel periodo, gli ho scritto  lettere manifestando il mio affetto nei suoi confronti, cercando di non essere intrusiva; ho anche letto molto sulle problematiche adolescenziali e mi rincuoravo quando in più parti emergeva che gli adolescenti per raggiungere la loro indipendenza "tagliano brutalmente" con le persone che più amano fino a "uccidere metaforicamente" la loro madre. Questo star male induceva in me confusione e atteggiamenti ambivalenti nei suoi confronti: è qui che ho iniziato a frequentare il gruppo "genitori insieme" perchè avevo bisogno di parlare con persone che potessero ricevere quelle preoccupazioni che non potevo condividere con amici, anziani madri o sorelle.

Successivamente ha perso il lavoro come pure la ragazza che ultimamente gli aveva mentito affettivamente; è caduto in un marasma al punto che con suo padre siamo andati a prelevarlo per farlo rientrare a casa, la mia. É stato con me circa 2 anni, rispettoso e disponibile nei primi tempi poi irascibile, aggressivo e spadroneggiante; fumava, dormiva e usciva con gli amici mentre io lavoravo sodo. Corsi e lavori non portati a termine, gli abbiamo tagliato completamente i soldi. Non tolleravo più questa situazione: da una parte volevo cacciarlo da casa mia,dall'altra mi pareva come madre di esagerare troppo. Continuando a frequentare il gruppo alcuni mesi fa ho acquisito la forza di mandare il ragazzo a vivere da suo padre togliendogli le chiavi. Dopo una iniziale ritrosia del mio ex marito che affermava di non poterlo ospitare per problemi di spazio, lo stesso padre si è fatto totalmente carico del ragazzo chiarendo bene i ruoli. Questo poteva essere, ed è stato, l'inizio della sua indipendenza in quanto il ragazzo ha diradato molto la presenza dal padre per fermarsi definitivamente a casa di un amico. Non ha un lavoro remunerativo ma occasioni temporanee che gli consentono di "tirare avanti". Non so come sarà il suo futuro ma io, che continuo a frequentare il gruppo sto meglio perchè ho acquisito più distacco emotivo dalla quella condizione di vita che lui ha scelto, le cui difficoltà spero gli diano la consapevolezza di dover rientrare in canoni più regolari

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Devo confessare di essere stata molto recalcitrante ad unirmi ai gruppi di genitori. Mi era capitato, infatti, di incontrarne qualcuno in occasione della presentazione di un libro scritto della mamma di un quarantenne che faceva ancora uso di sostanze ed ero rimasta sconvolta dalla loro rassegnazione, impotenza, talvolta paura, nei riguardi dei loro figli.
Mi ero immediatamente dissociata, combattiva come sono, da quelle immagini di genitori "perdenti". Non capivo come ci si potesse rassegnare.....avevo ancora la presunzione di pensare che con le risorse della nostra famiglia, tenace e determinata, avremmo trovato sicuramente la strada per tirare fuori nostro figlio dalla dipendenza. Ci siamo rimboccati le maniche, e come ben sapete abbiamo fatto di tutto e di più. Nel frattempo, però mi ero lasciata convincere, un po da mio marito, un po' dal dottor Schiappacasse (glielo dovevo...con tutto quello che aveva fatto per noi!)e abbiamo cominciato a frequentare il gruppo del giovedì. Mi sono sentita a mio agio con quegli "sconosciuti"che ci stavano a sentire e sembrava che ci capissero. A loro volta ci raccontavano le loro piccole e grandi tragedie e pian piano ci siamo accorti che quei genitori avevano i nostri stessi problemi, paure,difficoltà... non eravamo soli e sfortunati, non eravamo stati dei genitori inadeguati, in realtà ci era andata così per una serie di fattori, tra cui, sopratutto, la "testa di cavolo" di nostro figlio e il nostro troppo amore nei suoi confronti! E' incredibile! L'amore.. che invece di accompagnarli verso l'età adulta, tiene i nostri ragazzi in un nido protetto dove, secondo loro, tutto gli è concesso, fuorché di crescere! Nel frattempo sono cresciuta anch'io, non ho più sensi di colpa ma neppure la certezza di vincere... Sono molto consapevole, ora, del grosso guaio in cui si è cacciato il nostro ragazzo e non so se, nonostante tutti i nostri sforzi, riuscirà a venirne fuori... Sopratutto se vorrà. Sono ormai sette mesi che Matteo è in comunità; tra alti e bassi finora ce l'abbiamo fatta, anche con la partecipazione e l'aiuto di quelli che ormai . sono diventati amici, che ci fa piacere incontrare una volta alla settimane di cui ci preoccupiamo quando Matteo, anche se non lo conoscono e ci danno una mano a tenere duro. Speriamo anche noi di essere loro di aiuto attraverso l'esperienza di quella tragedia che ha sconvolto la nostra vita e che, ci auguriamo, di poter raccontare, un giorno, come una battaglia vinta.