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La solitudine. L'aiuto nella condivisione del gruppo

Si la solitudine è difficile... La solitudine fa molto male... il dolore di scoprire che la mia stupenda figlia 19enne era tossicodipendente...

Ecco il mondo crollarti addosso... La difficoltà di parlare con tutti...

La sensazione di aver sbagliato tutto nella vita, di aver la colpa di quanto è successo a tua figlia... pian piano con il tempo inizia la solitudine... arrivo al gruppo... presentarsi è stato doloroso, però c'è stata subito qualcosa che mi ha fatto sentire nel posto giusto: Non mi sentivo sola. Non mi sentivo giudicata. Non mi sentivo diversa da tutti... Sentivo di essere con persone che potevano capirmi, senza pregiudizi, senza condizionamenti, senza dare giudizi e colpe.
..E la solitudine pian piano frequentando i gruppi ha cominciato a sparire, come i sensi di colpa.

 

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Il gruppo e il dolore come occasione di crescita

Mio figlio mi aveva in un certo senso messo all'angolo e costretto, controvoglia e per la prima volta in vita mia, a fare i conti con la paura di sentire il dolore.

...Nel gruppo si sperimenta il dolore e la propria capacità di confessarlo, si esercita il coraggio come virtù, il coraggio di parlare di sé, dei propri errori o presunti tali.

E così, quasi senza volerlo, di settimana in settimana, dentro di noi si fa strada una verità molto semplice che forse avevamo dimenticato: vale a dire il fatto che condividere la sofferenza crea un certo affiatamento...

Per questo motivo il gruppo funziona.

 

 

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Una esperienza di genitori adottivi

Giulio e Renzo (nomi di fantasia) erano lì, in piedi, ben vestiti, con un mazzo di fiori in mano per la mamma, pronti ad accogliere con un bel sorriso i genitori adottivi che arrivavano dall'Italia...

Ad iniziare dalla scuola media si sono presentati seri problemi....

Giulio a 12 anni ha fatto la conoscenza delle “canne”... contemporaneamente sono cominciati i mancati rientri, il saltare la scuola e così avanti... Da lì le cose sono andate sempre più deteriorandosi tant'è che abbiamo preso la decisione di rivolgerci ai servizi sociali per dire che noi non sapevamo più dove sbattere la testa e che avevamo bisogno di aiuto...

Nel frattempo ovviamente il tempo passava e la situazione continuava a peggiorare tra sbronze, carabinieri, furti e processi... Adesso sono quasi 4 mesi che Giulio è ospite presso una comunità...
Nel dipanarsi di tutta questa storia abbiamo avuto la fortuna di venire a conoscenza, tramite il Tribunale dei minori, dell'esistenza dell’Associazione Genitori Insieme. Ormai la frequentiamo da molti anni e possiamo dire che è l'unico posto dove ci siamo sentiti accolti e non giudicati e dove abbiamo potuto, con l'aiuto degli altri, sviluppare le nostre strategie e attingere le forze per poterle portare a termine...

 

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Una cura per i genitori

Una delle prime cose che ho imparato grazie a “Genitori Insieme" è che i sensi di colpa sono dannosi oltre che inutili... ci tirano indietro e ci offuscano la vista, il pensiero, il sentimento... ci incastrano in un passato che non possiamo cambiare...

| sensi di colpa mi portavano a cedere ai ricatti di mio figlio... abuso di alcol, poliabuso di sostanze, qualche mese in una comunità ...fuga dalla comunità, processo penale... Tutto questo mi ha obbligata a guardarmi dentro e a lavorare su me stessa... Cos'ho imparato finora? ...che un genitore non smette mai di crescere... che arriva un momento in cui i confini debbono essere dati senza se e senza ma...

Dal gruppo che frequento settimanalmente traggo fiducia e speranza, attraverso l'ascolto ed il rispecchiamento...

Ce la sto facendo, ma da sola non ce l'avrei mai fatta, e nella mia cecità avrei forse continuato a “drogare" mio figlio con un iperaccudimento tardivo, impedendogli sì di farsi troppo male cadendo, ma impedendogli anche di crescere e di imparare qualcosa da ogni sua caduta.

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Incontrarsi per trasformarsi e rinascere insieme al gruppo Genitori Insieme

lo e mio marito siamo stati in grande difficoltà, pensavamo di non sopportare il dolore di vivere la situazione con nostro figlio in carcere...

Tre mesi fa eravamo tanto deboli e “soli”, perciò abbiamo cominciato a frequentare un gruppo di Genitori Insieme; ...abbiamo provato grande sollievo, abbiamo anche migliorato io e mio marito la nostra relazione...

Con gli altri genitori si è creato da subito un clima di fiducia, ci siamo sentiti capiti e non giudicati...

 

 

 

 

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Il cambiamento come ripresa della genitorialità

Uno dei passaggi che ho visto realizzare all'interno del gruppo è il  cambiamento del genitore, che si realizza nella ripresa della propria  genitorialità...

.. Non scendere a patti con le pretese del figlio, riuscire a dire dei no, quei no che nell'infanzia fioccavano decisi e che nell'adolescenza problematica si  sono dissolti tra mille timori, in un mare di sì, ni, forse, vediamo...

... Il prevalere dell'ansia da affettività porta il genitore a trasformarsi da  educatore a complice del disagio comportamentale del figlio...

 

 

 

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Il gruppo e i rapporti di coppia

Eravamo una coppia che si riteneva ormai collaudata da lunghi anni di amore, convivenza, incappata nell'esperienza di un figlio difficile, che ha buttato a mare tutte le nostre certezze assodate...

... L'angoscia per i comportamenti di nostro figlio e la diversa valutazione delle azioni da intraprendere aveva creato diffidenza nei confronti dell'altro...

... Avevamo smesso di parlarci seriamente...

... Entrambi nel nostro rimuginare nelle notti insonni, facendo finta di dormire rianalizzavamo il passato per capire... e individuavamo nel comportamento dell'altro la causa dei nostri guai...


... Quando finalmente approdammo al gruppo avevamo un complesso di colpa e una disperazione opprimenti...

... Il gruppo, con le sue osservazioni, le sue richieste di approfondimento, i suoi commenti alle situazioni, ti faceva vedere come apparivi agli altri, come il tuo comportamento poteva essere interpretato da chi ti circondava...

 

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Partendo dagli sbagli dei genitori: mollare le redini se l’emozione è troppa

Il mio percorso nel gruppo è cominciato circa tre anni fa...

Cogliere il malessere di tuo figlio è fonte di dolore, ma disperarsi non serve; si trasmette un messaggio negativo in cui il genitore vede il figlio debole e nell'impossibilità di uscire dalla crisì...

... Mollare le redini è stato per me creare lo spazio per la messa in prova delle risorse di mio figlio, senza continui interventi di noi genitori. Mollare le redini non è stato rinunciare ad educare, le regole esistono sempre...

... Mollare le redini è stato creare e mantenere uno spazio di rispetto fra genitori e figli...

... Il gruppo mi ha aiutato a cambiare la prospettiva del problema, a osservare da fuori per vedere meglio e per tollerare meno...

... Il gruppo mi ha fatto nascere un desiderio di cambiamento e di rifiuto di tutti quei comportamenti di nostro figlio che avevamo accettato ormai stanchi e sfiduciati, quasi fossero scontati e non modificabili.

Aiutando gli altri ci si aiuta e piano piano a piccoli passi si realizzano i cambiamenti.

 

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Il pericolo dei giochi on-line 

In questi ultimi anni si é aggiunta alle tradizionali dipendenze da sostanze stupefacenti ed alcool, quella non meno "devastante" attinente al mondo della tecnologia ed in particolare ai giochi on-line...

Giorno dopo giorno il gioco on-line sostituisce i sani interessi del figlio fino a renderlo schiavo ed assorbirlo totalmente in un mondo virtuale con conseguente perdita dei valori della vita reale...

Per genitori, a questo punto inizia una battaglia senza quartiere per poter arginare una spirale che fa sprofondare l'intera famiglia in una situazione di estremo disagio...

La prova da affrontare per i genitori, dopo i primi tempi di assoluta impotenza ed incredulità, é decisamente ardua... Soltanto con costanza e pazienza, ma soprattutto dettando regole e condizioni decisamente “impopolari" si riesce a Vincere questa battaglia ed a riconsegnare al
mondo “reale” un figlio che si riteneva irrimediabilmente perduto...

In questa ardua scalata, l'unica corda che ci è stata lanciata è stata quella di “Genitori Insieme”.

 

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Riscoprire le risorse della famiglia attraverso la frequenza del gruppo di auto mutuo aiuto

Nel confrontarsi con gli altri si comprende di sapere dare e ricevere e quindi si sviluppano competenze affettive e relazionali che oltre a creare all'interno del gruppo una rete di amicizia, alimentano la volontà di sperimentare anche in famiglia con il marito e con il figlio nuovi linguaggi e nuove capacità comunicative che non possono che avere influenze positive sulle
dinamiche familiari...

Fare parte di un gruppo per me è stato un primo passo per cominciare a superare quelli che sembravano scogli insormontabili...

Il risultato di un lavoro di gruppo, nel quale tutti i partecipanti hanno pari responsabilità, si può riassumere nella sensazione di ritornare a riconoscere in sé delle capacità che si pensava di avere perso, come quella di comunicare con gli altri, dai quali ci si sentiva emarginati o ci si allontanava per non sentirsi giudicati...

 

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Figlio adottato molto piccolo. Crescita senza apparenti problematiche, poco incline alla scuola e alla prosecuzione di attività sportive-ricreative da lui scelte. É stato molto amato, incoraggiato verso le relazioni sociali e i doveri. Credo di essermi occupata molto di lui (dico credo perchè il mio lavoro mi ha impegnata molto anche se il primo interesse era per lui),  mi sono avvalsa di una collaboratrice domestica che potesse seguirlo mentre lavoravo. Ma la sera sempre insieme, in particolare io e lui perchè il mio ex marito rientrava spesso tardi, oltre il suo orario di lavoro;  quando si trovavano insieme il padre gli riservava attenzioni e soprattutto giocava molto con lui. All'età di 13 anni ha vissuto la separazione di noi genitori, successivamente ha frequentato poco il padre per motivi più nostri (di noi genitori) che suoi.

Mio figlio ed io abbiamo continuato a vivere insieme, non è mancato da parte mia il buon esempio nell'affrontare il quotidiano e il lavoro con responsabilità; ho anche svolto mio malgrado il ruolo di "padre"un pò autoritario quando all'età di15-16 anni evadeva la scuola o combinava ragazzate con coetanei (piccoli furti, uso di cannabis, ecc). E' qui che ho cominciato a non farcela più da sola e abbandonata la rabbia della separazione ho invocato l'aiuto di suo padre che ha iniziato  a partecipare ai problemi e a sostenermi. Nel frattempo il ragazzo è stato bocciato per due volte alle superiori quindi ha iniziato a lavorare a 18 anni fuori zona; ha convissuto con una ragazza molto inquadrata nel lavoro ma lui non ha mai portato a termine le opportunità che gli si presentavano.Riconosco che la mia frustrazione era quella di vederlo "tirare avanti"  e a differenza di tanti altri ragazzi lo vedevo poco compliante al lavoro e di poca iniziativa. I guai commessi a livello sociale li ho sempre tenuti nascosti alla mia famiglia di origine, persone semplici, oneste e soprattutto gran lavoratori: avevo paura del loro giudizio che era comunque anche il mio. Nonostante non fossero successe rotture tra noi e avessi condiviso molte sue scelte, lui ha pensato di chiudere i contatti con me  non rispondendo per mesi alle mie telefonate ed sms. Sono stata molto male in quel periodo, gli ho scritto  lettere manifestando il mio affetto nei suoi confronti, cercando di non essere intrusiva; ho anche letto molto sulle problematiche adolescenziali e mi rincuoravo quando in più parti emergeva che gli adolescenti per raggiungere la loro indipendenza "tagliano brutalmente" con le persone che più amano fino a "uccidere metaforicamente" la loro madre. Questo star male induceva in me confusione e atteggiamenti ambivalenti nei suoi confronti: è qui che ho iniziato a frequentare il gruppo "genitori insieme" perchè avevo bisogno di parlare con persone che potessero ricevere quelle preoccupazioni che non potevo condividere con amici, anziani madri o sorelle.

Successivamente ha perso il lavoro come pure la ragazza che ultimamente gli aveva mentito affettivamente; è caduto in un marasma al punto che con suo padre siamo andati a prelevarlo per farlo rientrare a casa, la mia. É stato con me circa 2 anni, rispettoso e disponibile nei primi tempi poi irascibile, aggressivo e spadroneggiante; fumava, dormiva e usciva con gli amici mentre io lavoravo sodo. Corsi e lavori non portati a termine, gli abbiamo tagliato completamente i soldi. Non tolleravo più questa situazione: da una parte volevo cacciarlo da casa mia,dall'altra mi pareva come madre di esagerare troppo. Continuando a frequentare il gruppo alcuni mesi fa ho acquisito la forza di mandare il ragazzo a vivere da suo padre togliendogli le chiavi. Dopo una iniziale ritrosia del mio ex marito che affermava di non poterlo ospitare per problemi di spazio, lo stesso padre si è fatto totalmente carico del ragazzo chiarendo bene i ruoli. Questo poteva essere, ed è stato, l'inizio della sua indipendenza in quanto il ragazzo ha diradato molto la presenza dal padre per fermarsi definitivamente a casa di un amico. Non ha un lavoro remunerativo ma occasioni temporanee che gli consentono di "tirare avanti". Non so come sarà il suo futuro ma io, che continuo a frequentare il gruppo sto meglio perchè ho acquisito più distacco emotivo dalla quella condizione di vita che lui ha scelto, le cui difficoltà spero gli diano la consapevolezza di dover rientrare in canoni più regolari

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Devo confessare di essere stata molto recalcitrante ad unirmi ai gruppi di genitori. Mi era capitato, infatti, di incontrarne qualcuno in occasione della presentazione di un libro scritto della mamma di un quarantenne che faceva ancora uso di sostanze ed ero rimasta sconvolta dalla loro rassegnazione, impotenza, talvolta paura, nei riguardi dei loro figli.
Mi ero immediatamente dissociata, combattiva come sono, da quelle immagini di genitori "perdenti". Non capivo come ci si potesse rassegnare.....avevo ancora la presunzione di pensare che con le risorse della nostra famiglia, tenace e determinata, avremmo trovato sicuramente la strada per tirare fuori nostro figlio dalla dipendenza. Ci siamo rimboccati le maniche, e come ben sapete abbiamo fatto di tutto e di più. Nel frattempo, però mi ero lasciata convincere, un po da mio marito, un po' dal dottor Schiappacasse (glielo dovevo...con tutto quello che aveva fatto per noi!)e abbiamo cominciato a frequentare il gruppo del giovedì. Mi sono sentita a mio agio con quegli "sconosciuti"che ci stavano a sentire e sembrava che ci capissero. A loro volta ci raccontavano le loro piccole e grandi tragedie e pian piano ci siamo accorti che quei genitori avevano i nostri stessi problemi, paure,difficoltà... non eravamo soli e sfortunati, non eravamo stati dei genitori inadeguati, in realtà ci era andata così per una serie di fattori, tra cui, sopratutto, la "testa di cavolo" di nostro figlio e il nostro troppo amore nei suoi confronti! E' incredibile! L'amore.. che invece di accompagnarli verso l'età adulta, tiene i nostri ragazzi in un nido protetto dove, secondo loro, tutto gli è concesso, fuorché di crescere! Nel frattempo sono cresciuta anch'io, non ho più sensi di colpa ma neppure la certezza di vincere... Sono molto consapevole, ora, del grosso guaio in cui si è cacciato il nostro ragazzo e non so se, nonostante tutti i nostri sforzi, riuscirà a venirne fuori... Sopratutto se vorrà. Sono ormai sette mesi che Matteo è in comunità; tra alti e bassi finora ce l'abbiamo fatta, anche con la partecipazione e l'aiuto di quelli che ormai . sono diventati amici, che ci fa piacere incontrare una volta alla settimane di cui ci preoccupiamo quando Matteo, anche se non lo conoscono e ci danno una mano a tenere duro. Speriamo anche noi di essere loro di aiuto attraverso l'esperienza di quella tragedia che ha sconvolto la nostra vita e che, ci auguriamo, di poter raccontare, un giorno, come una battaglia vinta.

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Giovedì 14. Casa Famiglia mi ha consentito di condividere con altri le mie pene, Mi sono confrontato con genitori che hanno vissuto prima di me le stesse esperienze e mi hanno aiutato a capire che il nostro non è in caso isolato,ma il segno di un malessere che interessa gran parte dei giovani che fanno uso di sostanze. Le reazioni di mia figlia Giulia che mi sembravano incomprensibili, In realtà sono le stesse di tanti altri adolescenti. Io e mia moglie grazie alla consulenza del dott. Schiappacasse e della dott.ssa Merlano, abbiamo deciso azioni, spesso sofferte, per cercare di responsabilizzare nostra figlia e farle prendere coscienza della realtà. Mi auguro che con il nuovo anno le nostre azioni possano ridare a Giulia la forza per decidere cosa fare della sua vita;

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La vita riserva delle sorprese, purtroppo,a volte non belle. Se ci soffermiamo a pensare,sembra ieri quando un po' più che adolescenti, ci siamo incontrati ed insieme siamo cresciuti ponendoci obbiettivi e principi sani,emarginando a volte amici che per loro volere o per sfortuna sono inciampati in quel brutto vortice: "LA DROGA" Ci rimbombano ancora in testa frasi come: "Se un domani avessi un figlio così, lo faccio fuori con le mie stesse mani..."o Quello è un tossico perso..."o ancora " Lo sai che l'hanno trovato morto...?" Gli anni passano e ti accorgi che i figli crescendo,in un attimo sono loro quelli un po' più che adolescente .... ahinoi..uno di loro il maggiore è inciampato in quel brutto vortice;senza accorgecene! Quante volte ci siamo detti:"Ma non è possibile...perché proprio a noi...ma dove abbiamo sbagliato..."La disperazione ci ha fatto ricordare che quando il ragazzo frequentava le scuole medie avevamo partecipato ad incontri organizzati dal SERT attraverso i quali si parlava di droghe,anche diverse da quelle dei nostri tempi. Dovevamo aiutare nostro figlio,non sapevamo come ma attraverso alcune telefonate ci siamo messi in contatto, inizialmente con una psicologa e poi con il dott. Schiappacasse che praticamente ci ha insegnato a fare i genitori. Il ragazzo si è disintossicato, ha preso la 'sudata', maturità e stiamo andando avanti tra alti e bassi rendendoci conto,per fortuna,che la famosa retta sta andando in salita! Da quasi un anno facciamo parte con piacere del gruppo "Genitori Insieme", suggeritoci a suo tempo dal dott. Schiappacasse. Era fine Febbraio inizio Marzo, avevamo un po' di timore:"Ma cosa andiamo a fare? ....Ma cosa vuoi che ne sappiano?"...Poi con un po' di coraggio ci siamo messi in contatto con Patrizia,veterana del gruppo,che in maniera molto rassicurante già al telefono ci ha fatto sentire a nostro agio,abbiamo organizzato per la settimana successiva il primo incontro che è stato inizialmente con Angela,la facilitatrice,e poi con il resto del gruppo. Ora ci rendiamo conto che quasi non possiamo fare a meno del gruppo stesso. La professionalità,e non solo,di Angela ci infonde ogni volta energia,forza e coraggio di andare avanti. Con empatia ma anche con affetto ci fa sentire tutti insieme uniti e compatti. Durante gli incontri ci mettiamo spesso in discussione,chiediamo consigli e parlandone tutti insieme cerchiamo attraverso le proprie esperienze di aiutare gli altri Ci siamo accorti che non siamo soli con il nostro problema e sopratutto non ci sentiamo giudicati e non giudichiamo nessuno. Inoltre anche la nostra visione sulla tossicodipendenza è cambiata poiché abbiamo capito,sulla nostra pelle,che chiunque può inciampare!!

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Gruppo omogeneo anche con diverse situazioni familiari,ascoltiamo i problemi degli altri,dando la nostra solidarietà e perché no! Anche il nostro affetto,non teniamo l'esperienza per noi,ma la condividiamo:ottenendo in certi casi,dei buoni risultati riuscendo a cambiare in meglio situazioni familiari che all'inizio erano molto pesanti per i familiari tutti!! Così cerchiamo,dando la nostra ed ascoltando altre esperienze,soluzioni diverse per ogni tipologia di problema che affligge i nostri figli,riuscendo assieme alla bravissima Angela facilitatrice e all'intelligente Patrizia, Presidente del Gruppo a dare una svolta, a volte migliorativa se non risolutiva,della situazione nella quale si trovano il ragazzo o la ragazza coinvolti secondo le loro problematiche.

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Il gruppo è una fonte di forza da cui attingere quando ci si sente incapaci di far fronte a tutte le problematiche inerenti al disagio dei nostri ragazzi. Il sapere che altri dividono con te e, come te lo stesso problema,aiuta a non sentirsi soli e inadeguati. Nelle esperienze altrui ci si rispecchia e più facilmente si riescono a capire gli errori che si sono commessi e si continuano a commettere in "buona fede" Nel gruppo inoltre si è se stessi,si esternano le proprie emozioni,i propri dubbi e sopratutto le proprie paure,senza timore di essere giudicati.

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Qualunque cosa si possa dire della nostra incapacità di educare i figli, sentiamo dentro la certezza che fin dall'inizio c'erano i valori,la voglia di viverli,la capacità di spendersi per attuarli......ora sappiamo che non eravamo in grado di affrontare un intero mondo incapace di riconoscere il bene,il buono,il bello.....che dire.. è stato così che insieme ad altri, che come noi erano sbigottiti,inermi,travolti.....troviamo un senso a questa ricerca.....E' la condivisione dell'esperienza che genera sicurezza e consapevolezza del proprio ruolo,che è quello(sembra assurdo ma è così)di imporre,nonostante il mondo sia quello che è ai nostri figli la volontà di autodeterminarsi e di vincere questa battaglia di libertà per la vita,una vita vera,serena onesta,felice.

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Mi trovo a scrivere queste poche righe per comunicare le mie sensazioni per il mio recente ingresso nel gruppo di alcuni genitori con i miei stessi problemi. Avendo già detto che è decisamente poco che frequento questi genitori,le mie parole non si dilungheranno molto. Ho trovato nei pomeriggi che ci incontriamo molto spirito quasi familiare,all'inizio sono rimasta letteralmente sconvolta e con poche cose da dire,più per amor proprio che per altro,ma le persone che da anni si appoggiano una con l'altra, mi hanno fatto sentire a casa e sicuramente in una casa migliore. Ho trovato splendide le due organizzatrici che sanno essere alle volte serie,fare una battuta, e, quando serve anche estremamente dure. Ritengo che sia un 'esperienza positiva al massimo,quando esco di li mi sento più forte e determinata e comunque non sola in questo momento fortemente difficile della mia vita.
Grazie a tutti voi

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Giovanna: in gruppo ha preso coscienza e consapevolezza della realtà delle cose

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Guido:partecipando al gruppo ha capito che non c'era un solo modo di pensare ed agire,ha cominciato a mettersi in discussione