L’altro fratello…quello “bravo”

Dott.ssa Mariarosa Merlano, Dott.ssa Ludovica Tognoni

con la collaborazione delle Dott.sse Elisa Rossovich, Tamara Mesemi,

Paola De Biase

 

Incontro di Venerdì 8 Ottobre 2010, presso sede SerT Quarto

 

La relazione fraterna rappresenta un legame biologico significativo che inizia con la nascita e perdura per tutta la vita, caratterizzato da interdipendenza e forte connessione tra figli-fratelli.

La nostra equipè del Centro di Terapia Famigliare della A.S.L. 3 Genovese (Via Mascherpa 34r) ha riflettuto sulla tematica del “fratello bravo”, rispetto alla necessità di approfondire tale aspetto, emersa nei gruppi dell’Associazione “Genitori Insieme”.

Partendo dall’esperienza di incontri, svolti all’interno di vari progetti di prevenzione rivolti ai ragazzi nelle scuole, gli stessi ragazzi ci hanno sottolineato l’importanza che il legame fraterno ricopre nella loro vita. Per esempio, in un tema, un alunno delle medie scrive “Mio fratello è una parte di me”. Tale affermazione va oltre l’amore e l’affetto di due fratelli e fa emergere l’esistenza di sottosistemi distinti e significativi: sistema figli/fratelli e sistema genitori/adulti, i quali comunicano e si influenzano vicendevolmente.

Su questo argomento ci è sembrato esemplificativo e di facile lettura il romanzo di Gianna Schelotto dal titolo “Caino il buono” che racconta la storia di una famiglia in cui due fratelli non vedono mai la stessa cosa nello stesso modo e mette in luce il fatto che una storia non è mai la stessa anche se a viverla sono i membri della stessa famiglia o addirittura due fratelli .

Abbiamo riflettuto sulle peculiarità della relazione fraterna, in particolare su quegli aspetti che vanno oltre la diade e si collocano in relazione al mondo “fuori”: facilitare il sostegno (inteso come aiuto e accudimento), promuovere la scoperta delle emozioni ed il viverle, favorire domande difficili sull’IO (chi sono rispetto a te e quindi ripetto agli altri?) e rappresentare dunque una palestra relazionale col mondo.

In quest’ottica la relazione fraterna rappresenta un vincolo ma anche una possibilità, in funzione del fatto che possono coesistere dimensioni emotive differenti rispetto alle narrazioni, le quali favoriscono sì i contrasti ma anche i confronti nelle differenze.

Il film “Billy Elliot” (regia di Stephen Daldry, 2000) mostra bene come due fratelli “corrano” ognuno la propria storia e la propria individualità, tenendo d’occhio l’altro e talvolta fermandosi per supportarsi, ostacolarsi e, contemporaneamente, proteggersi, sostenersi, litigare, prendersi cura, confrontarsi. Questi aspetti, che possono sembrare inconciliabili, in realtà si muovono su un continuum emozionale: immaginiamo un cursore che si sposta all’interno di due poli, vicinanza/somiglianza e distanza/differenza. È proprio sul cursore che ogni figlio si gioca la possibilità di essere individuo autonomo e svincolato pur mantenendo un sistema relazionale importante.

È stato proprio il significativo intervento di una sorella, attiva all’interno dell’Associazione, a spiegare contenuti ed emozioni nella fatica di muovere il famoso cursore, unitamente al senso di responsabilità e alla difficoltà di “modularsi” anche rispetto al sistema dei genitori.

Dalla narrazione dei vissuti di questa “sorella buona”  e dai costruttivi interventi dei partecipanti, in primis dal confronto tra la posizione genitoriale e quella filiale che ha portato ognuno di noi a pensarsi sia figlio sia genitore. Sembra inoltre che la distinzione “buoni o cattivi” sia più ad un livello di comportamenti, mentre le posizioni arrivano ad una estrema vicinanza per ciò che riguarda i vissuti emotivi. È sicuramente vero che situazioni di sofferenza e a volte di emergenza possano farci prestare maggiore attenzione ai comportamenti, intesi come “campanelli d’allarme”, piuttosto che ai sentimenti che li sottendono.

Dunque appare evidente come la relazione fraterna si articoli su dimensioni che non sempre si definiscono così chiaramente. Tutti noi siamo soliti pensare alla fratria come ad una possibilità di legarsi all’altro in modo uguale e sintonico o, al contrario, conflittuale e distonico. In realtà la logica dell’ “o-o” viene sostituita dall’ “e-e”: la relazione tra fratelli e sorelle è il risultato di una storia, parentale e molto intima, che viene vissuta nei momenti di benessere e nei periodi di crisi, nei ricordi affettuosi e nelle gelosie più forti, nella competizione costruttiva e nella rivalità esasperata, nei momenti di complicità e in quelli di distacco.

Ci siamo domandati se fratelli si nasce o si diventa. Sicuramente la relazione fraterna è frutto di una scelta genitoriale, quindi il legame è imposto e non voluto. Al contempo abbiamo riflettuto su quanto la posizione di nascita all’interno della relazione fraterna giochi un ruolo importante: per esempio i secondogeniti ed ancor più i figli che arrivano dopo, nascono già fratelli o sorelle, mentre il primogenito, per definizione, lo diventa. Inoltre ci siamo soffermati a pensare quanto anche il primogenito possa nascere già incluso in un’idea forte di plurigenia, in un mito familiare che comprende la necessità di riconoscersi in più generazioni. Anche un figlio unico potrebbe essere fratello o sorella di un altro figlio “mentalizzato”, per esempio desiderato e mai arrivato.

Ogni riflessione scaturita ci riporta alla complessità della relazione fraterna, dove forse l’unica dimensione che assume valore di riferimento certo è quella temporale. Il tempo è la variabile costante che definisce l’evolversi del rapporto fraterno. Attraverso il tempo, lo scorrere del vivere insieme ai nostri fratelli e sorelle, possiamo comprendere meglio la variabilità del legame che ci unisce a loro, accettando che essere fratelli non significa necessariamente amarsi o odiarsi, essere buoni o essere cattivi, ma che possiamo avere la possibilità di essere l’uno e l’altro, di avere momenti di vita nei quali entriamo in conflitto, ci detestiamo, ci rincorriamo per competere, ed altri nei quali abbiamo il bisogno di amarci, di aiutarci, di correre per raggiungerci.

In questa prospettiva è nostro intento lasciare aperto il dibattito e ampliare la questione della relazione fraterna, darci dunque altri spazi e altri tempi per poter riflettere insieme sulle particolarità evidenti e sui lati oscuri di questo legame intenso e complesso che ognuno di noi, anche il figlio unico, si porta dentro e che compone inevitabilmente la nostra identità.           

 

Bibliografia

Film

“Billy Elliot”, regia di Stephen Daldry; con Jamie Bell, Gary Lewis, Jamie Draven, Julie Walters, Jean Heywood. «continua

Stuart Wells, Mike Elliot, Billy Fane, Nicola Blackwell, Carol McGuigan, Joe Renton, Colin MacLachlan, Janine Birkett, Trevor Fox, Charlie Hardwick

Commedia, 2000.

“Little miss sunshine, regia di Jonathan Dayton, Valerie Faris; con Steve Carell, Toni Collette, Greg Kinnear, Alissa Anderegg, Alan Arkin, Cassandra Ashe, Abigail Breslin, Paul Dano; commedia; USA 2006

Libro

“Caino il buono”. Una storia d´amore-odio tra fratelli, di Gianna Schelotto, edizioni Mondadori, 1994.